IL CANTO GREGORIANO
Le dispute musicali non sono una novità. Si sono ripetute in ogni epoca, e non coinvolgono solo i musicisti: a volte entrano in gioco anche Chiesa e Stato. Ma pochi litigi ebbero un arbitro così tagliente come quello scoppiato quando Carlo Magno visitò Roma per celebrare la Settimana Santa, intorno all’803.
L’imperatore portò con sé il proprio coro, e i cantori francesi non tardarono a confrontarsi con i coristi romani, sostenendo di cantare meglio e più “belli” degli italiani.
I romani non si lasciarono impressionare. Insistettero che il loro stile discendeva direttamente da san Gregorio e accusarono i Galli di aver storpiato e annacquato la vera tradizione ecclesiastica.
La discussione si accese a tal punto che Carlo Magno decise di chiuderla di persona. Convocò i suoi cantori e pose una domanda semplice:
L’acqua di una fonte è più pura alla sorgente, oppure dopo aver corso a lungo e mescolandosi con altri ruscelli?
Ovviamente risposero: più si è vicini alla sorgente, più l’acqua è pura.
«Allora risalite alla fonte pura di san Gregorio», replicò il re, «il cui canto avete chiaramente corrotto».
Tornato in Francia, Carlo Magno chiese a papa Adriano di inviare due cantori formati nel vero stile romano. Il papa li nominò e Carlo collocò l’uno a Metz e l’altro a Soissons. Adriano mandò anche libri corali attribuiti a Gregorio, affinché quei maestri romani — che avevano appreso in quella tradizione — potessero correggere le versioni francesi. Carlo ordinò poi a tutti i maestri di canto del regno di studiare con quei monaci e di allineare insegnamento e libri all’antifonario gregoriano.